A son sfat c’men capuzz: Frase tipica del cittadino ferrarese quando si ritrovi in stato di prostrazione fisica e/o psichica. Letterale: sono disfatto come un cavolo cappuccio.
La potete facilmente sentire se vi appostate dalle parti del torrione di S.Giovanni, punto di ritrovo e ristoro del podista ferrarese DOC. Non è improbabile avvertirla attorno agli uffici comunali, dopo che il suddetto cittadino ha girato almeno 27 sportelli per avere l’ennesimo certificato. Tipico anche al mercato, soprattutto del marito che segue l’arzdora (o più comunemente ‘zdora) per ore ed ore di spesa (lo “shopping”). E’ anche una delle frasi più gettonate al termine di un’escursione CAI, la cui sezione cittadina ha la dimensione di un piccolo esercito.
Variante: A son sfatt c’men capuzz (con due t)
Rafforzativo: Maial! A son sfat c’men capuzz!!!
L’utilizzo di questa espressione è sufficientemente “polite” e non causa alzate di sopracciglio anche in ambienti mediamente schizzinosi; il rafforzativo…beh, magari meglio non usarlo in detti ambienti.
