Islanda 2008 VII – Vulcani

A parte per un sacco di altre cose, l’Islanda è nota per i vulcani, almeno stando a quanto le guide turistiche si ostinano a ripetere (più volte per pagina). In effetti trovarmi da queste parti ha fatto riaffiorare un vago ricordo infantile, da tv in bianco e nero, di un terreno scuro attraversato da un fossato incandescente. I fenomeni naturali estremi, soprattutto quando sono lontani a sufficienza da non essere pericolosi, mi affascinano implacabilmente così quando Erica annuncia che oggi avremo fatto il pieno di coni, conetti, solfatare e campi di lava il mio umore prende una piega positiva.

Come antipasto, iniziamo con una tappa soft: una serie di conetti tra terra ed acqua, in una tranquilla laguna con le rive ricoperte di verde erbetta e da collinette che sono in realtà i coni residui di una attività vulcanica ormai passata… una visione molto aulica e, come dire.. “arrotondata”. Guide e

cartelli danno però una luce avventurosa al tutto: segnalano in toni allarmistici la presenza delle terribili “midges”. Bestiole alate voracissime ed implacabilmente attratte dall’anidride carbonica emessa respirando, tanto che i cartelli suggeriscono di indossare delle reticelle sulla testa. Scary. Onestamente mi sembra un po’ eccessivo, soprattutto in una terra dove la specie più pericolosa è un pennuto irascibile come lo Skua. Riflettendoci un attimo mi convinco che si tratti banalmente di moscerini, magari un po’ birboni: la mia intima conoscenza della Fetente Zanzara Ferrarese mi consentirà sicuramente di resistere. Spero. Al massimo me li mangerò.

Mi trovo a camminare lungo un sentiero che serpeggia tra tondeggianti collinette che solo dalla cima rivelano la loro natura vulcanica, con il cono ormai implacidito da innumerevoli anni di inattività. La laguna che lambisce i vulcanetti  non fa altro che rafforzare l’aura di tranquillità, mossa solo dalle papere in fila indiana dietro alla mamma… La sensazione è quella di attraversare un antico campo di battaglia dove l’unica traccia della violenza passata sono le ferite del suolo, ormai levigate dal tempo e dal vento. Niente a che vedere con fiumi di lava e nubi di vapore infuocato,

ma guardarsi attorno dalla cima di uno dei coni per immaginare cosa doveva essere questo posto nei momenti concitati della sua formazione è affascinante ed irreale.

E le terribili midges?? Beh, le midges si rivelano abbastanza inoffensive, o magari sono solo in giornata di riposo: giusto un po’ fastidiose quando si avvicinano al naso ed alla bocca, ma il rischio è soprattutto loro. Molto peggio i canali nelle sere estive ferraresi, fidatevi.

Con l’animo ancora impegnato a sognare degli infuocati trascorsi del luogo, ripartiamo verso una tappa dove zolfo, fanghi caldi e fumarole sono in servizio attivo…

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1 comment so far ↓

#1 Erica on 02.18.09 at 09:49

Che bello! Un’altra tappa… ormai non mi ricordo piu’ del viaggio ;-)

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