Islanda 2008 IV - Fattoria

Sono abituato a lavori in corso segnalati con moltitudini di cartelli gialli, luminosi, lampeggianti, limiti di velocità che già da due km di distanza ti invitano a fare i 20 (si, come no, con Ermete Bottazzi dietro provaci tu), file angoscianti di coni rossi e bianchi, omini travestiti da semafori che sventolano degli improbabili palettoni rossi e verdi e così via, per non parlare di immani file di auto ferme in attesa di tempi migliori. E tutto questo circo per lavori in corso che a volte manco esistono (un bluff per vedere se siamo attenti??), i frequentatori abituali della A1 possono confermare. Arrivare lungo una strada larga si e no come una cavedagna padana e trovarvi una poderosa ruspa segnalata solo dal proprio colore e massa mi fa l’effetto di un salutare ritorno al buon senso. E’ tutto più concreto, pare dire: “io sono qui e faccio il mio lavoro per permettere a personaggi come te di girare lungo la strada. Se vuoi fare i duecento e spiaccicarti contro la mia benna fallo pure in libertà ma poi non lamentarti con me se ti fai la bua”. Fantastico, nemmeno un cartellino piccolo così. Saranno quattro gatti ma sono simpatici da queste parti.

cva1952.jpg La prima tappa, più casuale che voluta, è presso un’antica fattoria “di tufo”. Mi suona un po’ come il mitico “museo della tradizione contadina” che ogni scolaresca che si rispetti deve aver visto almeno una volta per anno scolastico, ma un filo di curiosità c’è. Il complesso si presenta come una normale fattoria, se non che è per metà interrata e le pareti sono, appunto, di terra. Ovviamente è tutto sistemato e ricondizionato a misura di turista, cva1957.jpg ma entrando scatta lo stesso fenomeno di “sospensione della realtà” che sovviene leggendo un romanzo fantastico: incomincio ad immaginare la vita che dovevano fare allora qui dentro, in questi bui corridoi con le pareti polverosi, le finestrine in alto a far passare giusto un po’ di luce..le stanze laterali adibite a magazzino, a soggiorno, a camera da letto, dalle piccole finestre delle quali si possono vedere le finestre delle altre stanze, oltre pochi metri di erba. In inverno doveva essere impressionante, con le giornate ridotte ad un paio ore di luce ed il deserto attorno, senza un’anima per chilometri e chilometri, con l’odore di minestrone e verdure cotte che doveva pesare come un macigno. L’immagine delle finestre debolmente illuminate dall’interno e le famiglie chiuse qui dentro, a cercar di far passare le giornate mi ricordano i moderni film di fantascienza, con le astronavi piene di gente impegnate ad attraversare un oceano nero. I letti fitti fitti, più simili a cuccette, eletti a centro della vita e deposito degli effetti personali, una buona raccolta di giochi e passatempi vari e le stanze dedicate a conservare le scorte di cibo rafforzano l’impressione di essere dentro ad una nave, più che ad una fattoria. Come per la dorsale mi devo però liberare dagli eccessi di fantasia e tornare al concreto: le cascate ci aspettano :)

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1 comment so far ↓

#1 Erica on 10.13.08 at 11:51

Si è vero sembrava di essere su una nave autosufficiente in tutto, con tanto di prete residente :-D

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