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Islanda 2008 VI – Dopocena

Con un concetto tutto suo di medicina alternativa, Michele mi guarda e se ne esce con un “..forza, una bella mangiata! Vedrai che ti rimette come nuovo!” Io che ho lo stomaco al posto delle orecchie, le orecchie al posto della cistifellea e la cistifellea che vaga in cerca di un posto libero non so decidere tra buttarmi a mare o buttarci lui. Opto per dare un’occhiata al menù… “zuppa di qua, salmone di là, baccalà di su, pizza di giù (bleargh) , puffin…” un attimo… PUFFIN!?!?! Ma sul serio prendono quei goffi pennuti, li spennano qual polli e li imbandiscono per la gioia dei commensali? Non ci posso credere. Sono duramente combattuto se prendere una zuppetta, per rispetto al mio bistrattato stomaco, od ordinare puffin per soddisfare la mia nota curiosità gastronomica poi Michele giunge in soccorso: gli strappo la promessa di farmene assaggiare un po’, se lo ordina. Curiosità e stomaco salvi, due puffin con una fava sola.  (se qualcuno ha scrupoli nell’immaginare un così simpatico pennuto messo in pentola, basti ricordare che un pollo non avrà il becco a strisce ma non è poi molto diverso…). Erica ci guarda con disapprovazione ed ordina una pizza. Ora, va detto che la sola idea di ordinare pizza all’estero mi getta nello sconforto, ma questa volta è pure peggio: basta l’odore a farmi rimpiangere i fastfood o la minestrina dell’ospedale. Decisamente non è una giornata che il mio stomaco ricorderà volentieri. Per i curiosi dirò che il puffin ha una carne abbastanza scura che cotta tende al grigiastro, non molto saporita ma sicuramente commestibile.

Sarà la zuppetta, sarà il puffin o più probabilmente il terreno solido sotto i piedi ma in effetti lo stomaco rientra nei ranghi. cva2160.jpg Mi guardo finalmente attorno e mentre l’orologio dice che sono circa le dieci di sera, gli occhi dicono che al massimo sarà tardo pomeriggio, ma proprio ad esagerare. La cosa più sensata ci sembra quindi quella di fare un giretto tanto per digerire, giusto un centinaio di chilometri per raggiungere una “vicina” cascata. Lungo la strada incrociamo anche un fantastico tramonto sul mare: la cosa interessante del sole di queste parti è che è leeeeentooooooo nel fare le sue cose. Un tramonto dura quasi una mezza giornata delle nostre, il che tra l’altro va benissimo per chi vuole stipare in un giorno solo un programma buono per un weekend lungo. Il percorso per raggiungere le cascate ci gratifica di un’altro aspetto surreale di questa isola. La strada, sterrata, si muove serpeggiando in una pianura apparentemente sterminata, immersa in una luce apparentemente crepuscolare. Insomma, apparentemente un posto molto particolare. Non riesco a togliermi l’impressione di essere in un’area dove il tempo sia sospeso, con noi che la attraversiamo come si potrebbe attraversare una nube. Solo il gps, con la sua implacabilità digitale, mi conferma che ci stiamo muovendo e ci avviciniamo alla cascata di Dettifoss.

Devo ammetterlo: sono stato spesso in montagna a fare passeggiate, ma camminare lungo un sentiero a mezzanotte e vederci tranquillamente senza lampada non mi era ancora capitato. E’ difficile descrivere la sensazione ma tra la cascata che mi romba a qualche metro dai piedi, la luce azzurrogrigiastra di questo eterno crepuscolo ed il paesaggio deserto non posso fare a meno di sentirmi un po’ stranito, in una sorta di limbo incastrato tra il giorno e la notte. Spero che prima o poi si sblocchi, al crepuscolo non ci vedo niente bene. cva2174.jpg E vederci bene ora mi serve: da queste parti, a qualche centinaio di metri, c’è una cache, stando al gps. Ovviamente, dopo essermi scosso dal trance crepuscolare, mi metto a cercarla..ho sempre una torcia elettrica per queste occasioni: nonostante il sole di mezzanotte cercare sotto i sassi è complicato se non si ha l’attrezzatura giusta..ed il kit del piccolo geocacher è sempre con me: gps, torcia, guanti e matita. Dopo un pò anche il resto dell’allegra brigata si unisce alla ricerca, ma anche avendo smosso ogni sasso entro 20 metri dal punto indicato devo rinunciare, non si trova nulla se non qualche ragno (alquanto innervosito dal vedersi puntare in faccia una lampada a certi orari). Il fetentone che ha nascosto la cache ha anche lasciato un un indizio: “in mezzo ai sassi”. Certo, come no, chiarissimo: basta guardarsi attorno per capire subito dove è nascosta..ci sono solo sassi, gli venisse la colite!

Un po’ mogio per il fallimento ma subito rincuorato dal paesaggio lunare (di nome e di fatto, visto che una magnifica luna si staglia proprio sulla cima delle rupi che ci circondano), ritorno verso l’auto. Incomincia a fare buio ed era anche ora, visto che è l’una passata, tempo di puntare verso la cuccia. L’Islanda però ha ancora in serbo un paio di piccole sorprese prima di lasciarci dormire. cva2193.jpg La prima la incrociamo percorrendo la strada sterrata, ovviamente in mezzo al nulla; raggiungiamo un camion che procede nella nostra direzione e qualcosa non mi torna: va bene essere stakanovisti, ma cosa fischio ci fa un camion carico di terra lungo una strada deserta ed in certi orari?? Presto detto: ribalta il carico di terra giusto davanti all’auto che sta seguendo (noi), senza nemmeno frenare. Ora, capisco che si debba lavorare il più possibile e finire in fretta quello che si ha da fare, ma così mi sembra francamente esagerato; possibile che questa strada dimenticata dal mondo avesse un così impellente bisogno di essere sistemata da doverlo fare alle due di notte?!?!. Mi sembra eccessivo anche il risparmio sui cartelli e segnalazioni di lavori in corso; un paio di post fa ho accennato a come mi fossero simpatici gli indigeni per l’approccio informale al lavoro in corso, ma questi hanno portato il concetto a livelli imprevisti: non solo non avvisano, ma ti scaricano la terra direttamente davanti al muso dell’auto. vuotato il cassone, giù il ribaltabile e via come se niente fosse.

L’altra cosa simpatica è che ormai sono le due ed il sole sembra finalmente arrendersi e concedere un minimo di spazio alla notte. Illusione: giusto il tempo di credere che il cielo possa diventare nero che si incomincia a percepire un aumento della luminosità…dannazione, è già l’alba!! E non sono nemmeno le tre di notte! Praticamente il sole è appena appena rimbalzato sotto la linea d’orizzonte ed è subito spuntato fuori. Non lo avessi visto con i miei occhi non ci crederei.

In qualche modo resistiamo al sonno ed arriviamo al letto (io a dire il vero un paio di pisoli me li faccio anche in auto): dopo una giornata con tanta di quella roba dentro che sembra iniziata 72 ore prima, cado morto appena messo i piedi in camera. La luce del giorno che via via aumenta questa volta non mi da il minimo fastidio…