Una delle cose simpatiche di questo viaggio è che è sì organizzato, ma giusto il minimo indispensabile per essere comodo senza stressare con un programma fantozziano..insomma niente del genere “gregge di turisti giapponesi” così caro ai cittadini di Firenze. A dire il vero il mio viaggio ideale è solitamente quello dove non si sa bene dove si dormirà alla sera, ma per una volta non faccio fatica ad adattarmi all’idea di saperlo. Anche perché il dove si dormirà è l’unica cosa nota.In pratica abbiamo un’auto, un posto dove arrivare ed un po’ di tempo da riempire nel frattempo. Dato l’incredibile inurbamento del posto (capitale 120.000 abitanti, ben 3 abitanti per km² ma compensati dal 3 pecore per m²), un’ottima scelta è prendere un’auto a noleggo. Naturalmente 4×4…no, non per fare il pirla con il suv, mica siamo in Italia: è che i vari “Iceland for dummies” raccomandano molto caldamente quattro ruote motrici. Leggiucchiando le varie guide scopro il perché: in sintesi da queste parti hanno 1 (si, una) strada principale, una sorta di circonvallazione che fa il giro di tutta l’isola; un po’ di strade secondarie asfaltate; un bel po’ di strade non asfaltate e parecchie strade non asfaltate categoria “F”. Non so per cosa stia “F”, ma indica le strade che è vietato affrontare senza un 4×4; sarebbe anzi il caso andarci con due auto, perché se una si guasta poi sono dolori. Non c’è da aspettarsi una folla di gente di passaggio, pronta a raccattare il tapino in panne…il cellulare? Beh, lui sarebbe tanto contento di prendere un po’ di campo, almeno ogni tanto. Ad ogni modo, il mal di mare mi consiglia di lasciar perdere le guide e guardare fuori. Boia. E’ veramente deserto.
Ora, da buon abitante della pianura padana non sono certo sorpreso dagli spazi aperti, così come da frequentatore delle camminate alpine nemmeno le montagne mi meravigliano più di tanto. A meravigliarmi è che non si vede praticamente niente o quasi di artificiale. “Nessun segno di attività antropica”. C’è appena la strada, giusto per fare ancora più risaltare la desolazione circostante. Intendiamoci, desolato ma tutt’altro che brutto: in realtà mi piace moltissimo questo posto. Mi piace talmente che esco dall’auto a fare due passi, per provare l’effetto che fa ad essere in mezzo a questo fantastico nulla…’cidenti. Ma qui il vento lo tirano su ad estrogeni?? Allontandomi dall’auto capisco come si debba sentire un aquilone: congelare!
Però è bellissimo passeggiare senza vedere nemmeno un campanile, un fienile, un traliccio, un’antenna: manco un misero paletto piantato a terra si vede. E che non pensiate nemmeno ci siano erba, cespuglii, alberi…solo sassi ed un po’ di robina verde ogni tanto che chiamare erba è onestamente ottimistico. Girandomi per tornare lo shock di vedere un suv, con tutte le sue implicazioni fighette, mi fa quasi tornare la labirintite. Ad ogni modo il tempo passa e non aspetta nessuno, per cui a bordo e via.
Procedendo tra sassi e curve siamo raggiunti da un improbabile camper: uno scatolone bianco aggrappato al dorso di un pick up; come incontro lascia un po’ perplessi, ma ci rincuora: se questo lego troppo cresciuto riesce a muoversi da queste parti, possiamo farcela anche noi. E la ricompensa per aver scelto una strada così fuori mano non si fa attendere: sulla destra appare, nubi permettendo, un enorme giacciaio che letteralmente deborda tra le montagne all’orizzonte.
A me sembra che un buontempone abbia versato un’immane quantità di yogurt in mezzo alle montagne, fino a riempire le valli. (ok, domattina devo mangiare di più). Date le dimensioni penso di essere arrivato alle propaggini del Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa. Manco per idea: quello che abbiamo di fronte è talmente piccolo sulla cartina che quasi si vergogna di farsi vedere. Incomincio a pensare che la dorsale sia stata solo un antipasto della roba che vedremo.
Dopo un (bel) po’ di sassi e curve a radecchio abbandoniamo lo sterrato per tornare sull’asfaltata che nonostante le due corsie scarse (in tutto, non per senso di marcia) ora ci sembra un’autostrada. En passant facciamo tappa ad una cascata: qui sono più comuni dei distributori dalle nostre parti (a proposito: qualcuno ha visto un distributore fino adesso? No? Bene. Speriamo che il serbatoio sia grosso. parecchio.) La cascata non è particolarmente alta ma è fatta talmente bene che sembra tirata su apposta dall’ente turismo. Mi fa pensare ai giardini zen (no, non quelli di sassi, siamo venuti via prima dalla sassaia): fatti con maniacale cura ed ispirazione per sembrare veri, anzi meglio di quelli veri.
Qui c’è tutto: salti, rimbalzi, spruzzi, nubi d’acqua su rocce nere, gorghi..c’è persino l’arcobaleno a circondare come un’aureola il salto principale. Secondo me gli americani sono convinti sia stato lo stesso architetto di Disneyland a mettere su questo show.
Anche se il sole crede sia ancora primo pomeriggio, l’orologio conferma che sono quasi le otto di sera, opinione confermata anche dallo stomaco. Tempo di sosta e di pappa. Prima di crollare svenuto ho anche il tempo di scrivere qualche cartolina, stravaccato sul letto…ovviamente a mezzanotte ed ovviamente senza accendere la luce, quella che viene da fuori è più che sufficiente(!).









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