Islanda 2008 I - Notte?

Non so bene cosa aspettarmi una volta sbarcato dall’aereo. Arrivando verso le due del mattino, non posso fare a meno di immaginarmi una  Reykjavik immersa nella stessa notte che abbiamo appena lasciato a Milano, anche se so bene che a 64° di latitudine le cose possono essere diverse. E lo sono. Il parcheggio è immerso un una nebbia resa lattiginosa da una tenue luce diffusa, fin troppo simile a quella che avvolge Ferrara nelle mattine invernali: ci si dimentica in fretta di essere nella parte più profonda della notte. Se si alzano gli occhi dalla strada o dalla cartina e ci si guarda un po’ attorno, la sensazione è curiosa. Il paesaggio lunare ed la luce che ti impedisce di capire “quando” sei, più che “dove” sei, danno l’impressione di qualcosa di strano.

Arrivando all’albergo l’impressione che ci sia qualcosa fuori posto rimane. Per un attimo credo che sia dovuta al jet lag, ma non è possibile, due ore sono troppo poche e comunque non è la stessa cosa…poi capisco: è il posto ad essere jetlaggato, non io! Alle tre di notte non dovrebbe essere possibile guidare a fari spenti o non si dovrebbe vedere gente entrare ed uscire dall’albergo come se niente fosse od addirittura in giro a fare jogging. Il tutto immerso in una luce grigioazzurra che fa sembrare di vivere un’alba al rallentatore, quasi fosse congelata. E caldo caldo non fa, per chi ha appena lasciato l’appiccicosa Malpensa: il termometro non passa i 9° ed un’arietta frizzantina mi ricorda di tirare fuori dalla valigia qualcosa di più impegnativo della t-shirt.

L’hotel in realtà sono gli alloggi di una scuola che durante l’estate vengono destinati a scopi turistici ma non ha niente da invidiare ad un albergo fatto e finito, magari senza troppe stelle ma assolutamente adeguato. Questo tipo di sistemazione si ripeterà spesso durante i viaggio. Se solo il resto del mondo capisse l’importanza civile del bidet sarebbe perfetto.

Ignoro bellamente la luce che filtra dalle finestre, grandi come l’intera parete e protette da una tenda efficace come un tanga e mi concedo la prima dormita a 2° dal circolo polare artico… ben 4 ore prima che faccia giorno di nuovo (o meglio, prima che ci si debba alzare, giorno è già fatto da un bel po’)