Islanda 2008 - Partenza

cva2393.jpgCirca un mese fa mi appare su skype qualcosa del genere:

Mic: una info: ci sono molte geocache in Islanda?
FC: uh.. vediamo
… si, ad occhio ce ne sono un po’
Mic: e scommetto che ti mancano tutte ;)

dopo qualche secondo durante i quali mi sono chiesto se Mic avesse esagerato con i bomboloni a colazione, ho realizzato che si prospettava un’interessante soluzione per smaltire un po’ dei desolantemente eccessivi giorni di ferie residui. L’islanda è mi affascina sin da piccolo, da quando vidi in tv un servizio sull’isola di Surtsey, spuntata come un fungo dopo la pioggia. Anche le carote coltivate sotto la neve hanno un loro fascino, per non parlare dei campi di lava, dei geysers, dei puffins e delle balene. Mi ci sono voluti circa 12 secondi a decidere: si va!

Fortunatamente per la mia pigrizia il resto del gruppo si premura di organizzare praticamente tutto, mi trovo con il viaggio già pronto: macchina noleggiata (fighissimo, serve un 4×4!!), alberghi, percorso, eccetera. Una pacchia. Così mi concentro sulla parte più divertente dei preparativi: pulire ed oliare la macchina fotografica, vuotare l’hd per farci stare tutte le foto, preparare il GPS caricandogli tutte le caches islandesi (non si sa mai, meglio essere preparati), collaudare gli scarponi, sbertucciare gli amici che rimangono a staccar pere…(A proposito di gps, nota per i nerd: nel negozio sotto casa non è immediato trovare le mappe dell’islanda per il garmin, ma razzolando su internet si trova un’ottima mappa gratuita che ci è stata veramente utile. Non permette di calcolare i percorsi, ma sapete sempre dove siete ed è ben dettagliata, ci sono anche i sentieri da fare a piedi o con il 4×4 in mezzo alle montagne. Non avete voglia di razzolare? Non c’è problema: guardate qui)

Naturalmente compro la  guida turistica che naturalmente non leggo: se incomincio a leggere poi sicuramente mi faccio prendere dall’ansia del “questo lo devo vedere assolutamente!!! anche quello!! e quell’altro!!!”, rompendo l’anima in modo indecente ai compagni di viaggio. Preferisco tenermi il bonus “rottura di scatole” per quando avrei dovuto cercare caches. Molto più produttivo. (Se arrivavo a tale conclusione prima di comperarla era meglio. Qualcuno cerca una guida dell’Islanda, in ottimo stato? Me lo faccia sapere che ci si mette d’accordo).

Un errore lo commetto. Grave. La parte principale dei preparativi consiste nel mettere a punto l’ambaradan tecnologico (la natura geek è ineludibile…): mi accorgo che non posso assolutamente fare a meno dell’indispensabile pellicola di protezione per il gps. Di corsa al mediaworld.. dove incontro l’oggetto del desiderio. Ne cado vittima irrimediabilmente. Non mi riferisco alle cassiere, delle quali comunque mi innamoro immancabilmente ad ogni scontrino, ma all’eeepc. E’ lì, versione Linux, che mi guarda..piccolo e solo, bianco e circondato un branco di grosse ostili e nere macchine windows, un agnello in mezzo ai lupi. Subito mi allontano temendo il peggio, ma è inutile, il colpo di fulmine colpisce implacabile. Mi vengono in mente pensieri ammalianti: quanto sarebbe comodo averlo con me..un chilo di tecnologia per scaricare foto dalla macchina e vederle con gqview..collegarsi ad internet dagli alberghi e magari bloggare praticamente in diretta..e soprattutto è molto geek! Passo e ripasso davanti allo scaffale cercando di scuotermi, di uscire dalla spirale ma alla fine cedo: “Lo prendo!”. Dribblo i tentativi del commesso di avvisarmi che dentro c’è linux e non windows (risp: “Per fortuna!!”, lo vedo perplesso), afferro la carta di credito che già mi guarda male ed esco con il bottino. Iniziamo bene, devo ancora partire e mi sono già sbancato.

In un modo o nell’altro arriva la vigilia della partenza che come tutti passo a preparare i bagagli, consultando anche i vati (google) per sapere che tempo farà (max 15°, occhio alla pioggia). La giacca a vento, scelta dopo aver visto le foto dei ghiacciai, porta la pressione interna della valigia a circa 2 bar: più o  come un copertone da auto. La notte passa agitata, più che la tensione del viaggio possono i peperoni ripieni: per tutta la notte sogno di suicidarmi lanciandomi dentro un geyser, il quale però mi risputa continuamente fuori, un po’ schifato.  Fortuna che si parte, ho bisogno di ferie.

Salutiamo l’Italia da una Malpensa che di notte diventa più deserta delle valli di Comacchio, latitano anche i distributori automatici, e finalmente si vola. Due cose da dire sulla Icelandair: il pilota: un vero duro. Spegne il segnale “cinture” appena staccati dalla pista e lo riaccende solo per segnalare il periodo più noiosamente piatto di tutto il volo. Delle due l’una: è l’equivalente del primo aprile islandese o gli hanno montato l’interruttore al contrario.  Seconda cosa: le hostess. Argh, sono quelle che vi aspettereste dopo aver visto un filmato promozionale della UrcaAirlines. Di solito capita l’effetto opposto, un po’ come quando si comprano le pizzette surgelate: foto da acquolina contenuto da digiuno. Qui invece le promesse sono mantenute, al punto che rischia subito di scattare il mio difetto genetico preferito: la terribile sindrome da “blocco azzurro”. (per dettagli e prese in giro: chiedere a Mic).

Il primo giorno di viaggio si conclude a 9000 m di quota, in rotta verso l’isola dei ghiacci e del fuoco…

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1 comment so far ↓

#1 michele on 08.07.08 at 12:55

Viaggi da urlo, con la UrcaAirlines :-)

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