Maledetta 27

Qualche settimana fa doveva esserci qualcosa di strano nell’aria dell’ufficio, o forse la barista aveva fatto scivolare un po’ di grappa nel caffé della mattina. Insomma, qualcosa di anomalo doveva esserci, dato che mi sono messo a cercare su internet qualche palestra di arrampicata nelle vicinanze. La cosa interessante è che in passato mi sono trovato ad affrontare qualche ferrata e tentare pure una cordata: il ricordo più vivido che ho di tali esperienze è la fifa blu che mi prendeva non appena la distanza dal suolo superava i rassicuranti 30/40 cm. Non mi spiego quindi come mi sia venuta in mente una simile idea. Fatto sta che non solo trovo il posto, ma mi iscrivo anche ad un corso, giusto per sapere come funziona la cosa. Ecco una mini descrizione dell’esperimento, casomai qualcuno fosse interessato…

Appena arrivo in palestra scopro, con piacere, che non serve alcun imbrago o peggio qualcuno che faccia sicura con la corda, dato che a terra ci sono materassi sufficienti ad evitare incidenti in caso di caduta. Sono quindi libero di fare tutte le brutte figure che voglio senza avere per forza qualcuno a guardare e ridere. Scopro anche che la sicurezza del materassone non serve assolutamente a tranquillizzarmi: appena raggiungo un altezza significativa (più o meno quella di un’attrice media, sia pure con i tacchi), vengo preso da un sano e corroborante panico da caduta. L’effetto sulle braccia, tese nello sforzo disperato di aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di non cadere, è micidiale. Dopo due passaggi diventano tanto rigide da aver meno mobilità di quelle del biancone, però l’istruttore mi fa notare che almeno ho imparato qualcosa: il significato del termine da addetti ai lavori “acciaiato”. Sarà, ma non ne sono molto confortato. N.B.: l’altezza massima è di qualche metro, tanto che una volta arrivati in cima ci si può anche scendere lasciandosi cadere, per sottolineare quanto il mio panico sia giustificato.

Altra scoperta relativamente piacevole è che le scarpette da arrampicata sono l’equivalente moderno dello stivaletto malese. Se non te la metti più piccola di almeno due numeri non sei nessuno. Inmaginate un pezzo di camera d’aria da camion come suola, tenuto assieme da un po’ di stoffa e da qualche laccio..MOLTO STRETTO. Mi dicono che agli esperti da un ottimo controllo e tenuta, a me più che altro da un ottimo dolore e sofferenza.

Ad ogni modo mi applico con diligenza e tra tentativi, imprecazioni e cadute riesco a fare qualche progresso. La motivazione non manca: dato che sono assolutamente il più inetto scalatore che palestra abbia mai visto, ho ben poco da perdere e molto da guadagnare.. per peggiorare dovrei prendere un badile e arrampicare sotto il livello del suolo. Così, mentre gli altri frequentatori della palestra si esibiscono in scene da ragni umani, decisamente coreografiche soprattutto quando ad essere impegnate sono le arrampicatrici, io combatto (perdendo regolarmente) con i “circuiti”, l’equivalente da palestra delle piste da sci. Sono contrassegnati da bollini colorati e numerati; il numero indica l’ordine con cui procedere ed il colore la difficoltà: bianco, verde, ecc…

Naturalmente a me sono serviti innumerevoli tentativi per portare a termine un circuito senza barare, circuito ovviamente bianco… per completezza va detto che un percorso bianco presenta grossomodo lo stesso livello di difficoltà della scaletta di un letto a castello, infatti appena arrivato a casa mi esercitavo sulle scale (che erano pure più difficili). Nella foto ho riportato una presa, che dal colore del bollino e dalla forma si capisce subito essere impegnativa come la maniglia di un autobus, che mi ha fatto pregare (sacramentare sarebbe la parola più giusta) per ore ed ore prima di permettermi il passaggio. Ovviamente gli altri passavano da lì con la stessa naturalezza esibita sulle strisce pedonali: diciamo che ciò se non altro rafforzava il carattere.

Comunque non tutto è inutile, dopo settimane di impegno riesco ad attaccare, anche se respinto con sdegno, le prime tre prese di un percorso verde. Ho anche iniziato ad usare la magnesite, tanto per darmi un tono. Ora attendo con inquietudine la prima occasione per un’arrampicata outdoor, sempre che non decida di marinarla per qualcosa di meno terrificante come ad esempio per farmi estrarre un dente del giudizio. Se non altro ora mi è molto più facile recuperare la roba dal ripiano alto dell’armadio.

Conclusione: ho scoperto che arrampicare indoor è molto divertente, decisamente poco pericoloso e sicuramente più gratificante che tirare su dei pezzi di ferro in palestra, pur avendo effetti simili sulle braccia. Su di me ha anche un effetto rilassante, dato che è difficile pensare a guai e problemi vari quando stai disperatamente cercando di non fare la figura della pera matura, con la presa 27 e la gravità che irridono sguaiatamente.

Print This Post Print This Post

0 comments ↓

There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.

Leave a Comment

Powered by WP Hashcash