Capitano giorni in cui capisci che il mondo, alla fin fine, è cattivo. Quando il destino, sotto forma di qualcuno che definire criminale è assurdamente poco, ti sottrae una parte importante del tuo mondo. Una parte su cui conti, su cui quotidianamente ti appoggi.
Una tale giornata mi è di recente stata servita dall’empia mano della sorte, alla sera rientro in casa sotto una cappa di cupa depressione. Un simile stato richiede qualche contromisura e lo sguardo mi corre alle fedeli bottiglie di whisky, allineate come guardie in paziente veglia. Però bere a stomaco vuoto non è elegante, anche se ha il suo fascino decadente, e mi da pure bruciore di stomaco. La soluzione, probabilmente sollecitata dalla sensazione di vuoto che provo alla bocca del suddetto stomaco, mi arriva in un lampo di consapevolezza: mi faccio le farfalle al whisky. In un colpo solo risolvo il problema con un occhio alla drammaticità del momento, un occhio alla situazione gastrica ed un occhio alla necessità di calorie. (Tre occhi?..vabbè, contiamo anche quello interiore).
Mi vengono bene, ma così bene che magari i morti non li resuscitano ma l’umore lo sollevano eccome. Immagino che la presenza del salmone, trovato in fondo al frigo, abbia comunque contribuito al risultato. Mi scrivo quindi la ricetta, casomai ricapitasse un simile cupo momento, e la scrivo sul blog: così la trovo da ovunque.. just in case. Il bello è che la ricetta è talmente semplice che può essere portata a termine anche in condizioni critiche, pure dopo averlo bevuto il whisky. Ma tenetene un po’ per le farfalle.
Ingredienti: (l’accuratezza dei quali è ampiamente discutibile, ma non pretenderete che in un momento simile pensassi anche alla bilancina di precisione, no?) Cmq le dosi sono per le solite 4 persone.
- 320 grammi di Farfalle (di pasta, non è la ricetta di amelia). Se avete parecchia fame, facciamo pure un etto a testa. Poi però non lamentatevi per la linea.
- Più o meno un etto di salmone affumicato.
- Un po’ di panna: un etto va bene, un etto e mezzo meglio e con due non muore nessuno, ma non esageriamo.
- Burro: di solito si direbbe una noce, ma dato che ho trovato pareri discordi su quanto sia una noce, facciamo 40/50 g. Assumiamo che siano noci abbastanza grosse.
- Scalogno: dipende ovviamente dalla dimensione, ma con un paio ci dovremmo essere. Se non li avete, una cipolla e via.
- Un po’ di whisky. Diciamo un mezzo bicchiere, od un paio di shottini. Se ve ne scappa di più, anche in questo caso garantisco che non muore nessuno. Però non sperate di ubriacarvi, l’alcool se ne andrà irrimediabilmente durante la preparazione.
- Sale&pepe, a discrezione.
Lo scalogno sarà la vostra prima vittima, che dovrete sminuzzare (ma non troppo, diciamo affettare finemente) e farlo appassire nel burro. Contemporaneamente fate a fettine il salmone, tipo tagliatelle (molto corte
) e mettetelo a bagno nel whisky. Dato che non ho mai capito come i cuochi facciano a fare contemporaneamente 7 cose, io questo l’ho fatto prima di prendermela con lo scalogno; il che viene anche comodo così il salmone si impregna adeguatamente. Appena detto scalogno è appassito, si aggiunge il whisky, la panna ed il sale&pepe. Aspettate qualche minuto che il tutto si ritiri (appena appena, non deve diventare pongo. Qualche minuto con il “qualche” abbastanza piccolo) e mettete dentro il salmone. Occhio che il whisky è infiammabile: fate attenzione a quando lo versate o le vostre sopracciglia puzzeranno di pollo strinato, che è un’altra ricetta. Dopo l’aggiunta del salmone, 5 minuti ed il tutto è pronto.
Naturalmente e contemporaneamente (questa volta sul serio) avrete già messo su l’acqua per la pasta: se lo fate dopo perdete istanti preziosi. Ad ogni modo, appena la pasta è cotta, condite e dimenticate i momenti cupi: è il momento di mangiare.
Abbinamento: premesso che a me l’approccio “inglese” va più che bene, quindi potete berci anche il chinotto, tutto sommato il Vermentino di Sardegna male male non dovrebbe starci. Forse anche del Pinot.
Cosa mi era stato sottratto dal destino, si da causarmi tale prostrazione? La fida compagna delle mie giornate: la sella della bicicletta. Era vecchia e soprattutto rotta, ma ci ero affezionato. Spero vada di traverso al criminale, Fantozzi docet.