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Torta di zucca

A grande richiesta ecco la ricetta della Torta di Zucca, che pare riscuota un discreto successo tra colleghe e colleghi di ufficio. Almeno a giudicare dalla velocità con cui detti colleghi rispondono alla chiamata su skype: il record è di 28 secondi netti dal messaggio alla fetta, contando una rampa di scale e niente vento a favore.

Devo ammettere che il merito di tutto è di mamma Mirella: io mi limito a portarla e ad affettarla, ma è comunque un ottimo sistema per migliorare l’umore tipico da lunedì mattina.

Ecco qui:

Ingredienti:

  • 6 etti di zucca già cotta al forno e privata della buccia
  • 1 etto di farina
  • 2 etti di zucchero
  • 2 uova (i bianchi montati a neve)
  • un po’ di latte
  • 1 bustina di vanillina
  • 50g di mandorle pelate e tritate
  • 1 etto di burro
  • 16 amaretti sbriciolati
  • 1 bustina di lievito

amalgamare bene tutti gli ingredienti e disporre l’impasto in una tortiera imburrata o foderata con carta da forno
Mettere in forno già riscaldato a 195° e lasciare cuocere per 45 minuti circa.

Per i maniaci, o meglio le maniache, della linea: non chiedetemi il conteggio delle calorie… ma mettiamola così: volendo essere ottimisti, la zucca è una verdura :)

Papere Erranti

A volte la realtà offre situazioni così particolari, così strane che sembrano create apposta per farmi dubitare che a reggere il mondo sia una combinazione di caso, leggi scientifiche e brutto carattere cosmico.

Immaginate una flottiglia di papere di plastica, di quelle paperette che nei film tutti mettono nella vasca per fare il bagno. Immaginatene tante, tantissime, un’orda. Ed immaginatele mentre in gruppo solcano gli oceani, sfidando intemperie, tempeste e le insidie dei mari. Perdono il colore a causa della vita tra i flutti, rimangono a lungo imprigionate nei ghiacci artici ma dopo anni ed anni sono ancora a galla, vagando tra le onde e visitando occasionalmente coste e spiagge dove qualcuna rimane arenata ed abbandona il gruppo, tra la meraviglia e la perplessità degli indigeni.

Non so a voi, ma a me questa storia affascina… sembra un’invenzione da libro per bambini o da racconto fantasy, di quelli che cercano di convincerti che c’è qualche piega nascosta dell’universo che si è salvata dalla razionalità assoluta. Invece è tutto vero, come si può verificare su questa pagina di Wikipedia.

Come si conviene ad un’enciclopedia la storia è riportata in termini freddi e scientifici ma conserva il suo fascino da favola di altri tempi. Per chi fosse troppo pigro per leggere l’articolo in inglese su Wikipedia, la sintesi è che le paperette, prodotte in Cina, nel 1992 fanno naufragio quando una tempesta scaglia in mare il container dove sono stipate. Circa 30.000 tra papere, tartarughe e rane si salvano ed iniziano a vagare in balia delle correnti marine. A tutt’oggi migliaia di queste papere sono ancora in giro tra le onde.

L’enciclopedia racconta anche che il massimo esperto di questa storia è un oceanografo che usa i plastici pennuti per studiare le correnti marine e che i giocattoli sono ormai preziosi oggetti da collezionismo. L’arida descrizione scientifica però questa volta non è riuscita a rovinarmi il fascino esercitato dalla vicenda, anche se non riesco a capire il perché. In fondo solo solo dei pezzi di plastica scolorita…o no?