Geocaching

Oggi, praticamente per la prima volta da quando vivo a Firenze, ho vestito i panni del “turista vulgaris”.. e non potevo scegliere giorno peggiore: già il centro di Firenze conta 10 turisti per ogni indigeno, ma per ferragosto il rapporto assume proporzioni drammatiche. Non che la cosa mi dispiaccia, anche perché per un fenomeno a me sconosciuto le turiste sono assurdamente più numerose dei turisti (Misteri Fiorentini), ma quando la densità umana è paragonabile a quella dei polli in allevamento, la misantropia esplode e deve scattare il piano B.

Il piano B mi ha portato a sbiciclettare per strade e stradine attorno Firenze, sotto un sole assolutamente degno della giornata di mezza estate. Il mio retaggio di uomo di pianura non ha certo reso più agevole l’impresa. Noi abitanti delle basse terre del Grande Fiume possiamo affrontare nebbioni impenetrabili senza battere ciglio, le zanzare per darci fastidio devono pesare almeno mezzo chilo (e portare il 44 di stivali) e quando l’umidità scende sotto l’80% ci lamentiamo di avere gola secca. I Ferraresi imparano prima ad andare in bicicletta che a piedi, ma le salite sono il Male. Qualsiasi pendenza oltre l’1% ci fa alzare il sopracciglio, ed oltre il 3% ci fa sacramentare.

Quindi, cosa ci facevo sulle stradine con pendenze indecenti (almeno per me), pedalando fino allo sfinimento mio e della mia bici?

Il fatto è che da qualche tempo sono caduto vittima (addicted, direbbero gli inglesi) del Geocaching. Si tratta di un hobby decisamente divertente, ma rispondere alla domanda “ma che roba è?” può essere impegnativo. Per una spiegazione didattica ed esauriente wikipedia è come al solito insostituibile (tra l’altro scritta da ottimi geocacher italiani). Spiegarlo però in due parole è dura. “Ciao, che hai fatto nel weekend?” “Beh, sono andato il giro a cercare scatoline nascoste. E mi sono anche divertito!!” “ahh… ecco, ecco.”

Geomuggles: tutti uguali…

In realtà la domanda interessante è quella che si percepisce anche se inespressa: “ah, ok..beh, si, figo (come no) ..ma perchè lo fai?”

Nel mio caso, probabilmente perché si tratta di un hobby con un livello di “geekitudine” che si piazza tra Molto Alta e Smodata. Per giocare serve infatti una connessione ad internet (vabbè, questa è facile), un GPS (anche questo nemmeno troppo difficile).. poi la voglia di andare sul sito, dove si trova una lunghissima lista di luoghi (e relative coordinate) dove qualcuno ha nascosto le suddette scatoline. Indi, si caricano i dati sul GPS e si va in giro a cercare e possibilmente a trovare la scatolina. A volte è facile, a volte meno, ma quasi sempre ci si trova a gironzolare con l’aspetto intelligente di chi ha appena perso le chiavi di casa, od ancora peggio somigliando in modo allarmante ad un pusher che cerca di nascondere le dosi. La ricompensa si limita alla propria firma sul “log” che ogni cache contiene. L’alto contenuto tecnologico (o tecnomaraglio, come si diceva nel bolognese qualche anno fa), ne fa un hobby con una certa affinità per i geeks, anche se con una notevole incongruenza: si gioca all’aria aperta!! Ciò non è molto in stile, ma come eccezione è sicuramente salubre :)

A caccia di caches

Comunque: perchè tutto ciò? Beh: se chiedete ad un geocacher probabilmente la risposta sarà qualcosa del tipo “per vedere posti interessanti..” oppure “..per fare attività all’aria aperta” e così via. Ma per me il vero motivo è quello che tutti i bambini conoscono bene: il “trovare il tesoro”. E’ impagabile il momento in cui si trova, magari prima di tutti gli altri geocacher, il fatidico contenitore. E non importa si è persa mezz’ora a spaventare ragni oppure a raccogliere tanti rovi, spine e pungiglioni da farne una collezione. Qualcosa di simile, insomma, a quello che prova un pescatore quando acchiappa la preda, con il vantaggio che il geocaching è decisamente meno cruento.

Di norma si spera che chi ha nascosto la cache lo abbia fatto con un minimo di criterio, per non finire in un posto infame, ma alla fine se capita non è poi un disastro. Fino ad ora, e sono praticamente un novizio, ho cercato cache in piazza a Firenze, lungo i canali del Delta del Po, a Manhattan sotto una pioggia infernale.. e sono finito pure sull’isola-cimitero di Venezia. Ci ho ricavato un bel po’ di divertimento, un sacco di posti da fotografare ed un po’ di amici nuovi… e quindi ecco come mai oggi mi sono trovato ad andare su e giù per le stradine toscane, passando per la casa natale di Bartali, una delle tappe della ricerca di oggi. Un ciclista. Proprio la cache giusta per farmi sentire a mio agio, con mezzo metro di lingua fuori ed il fondoschiena dolorante. Per i curiosi, le coordinate della casa sono, più o meno , N 43°44.421 E 11°17.567. (ovviamente, ho trovato quello che cercavo, anche se mi è costato un polmone).